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La famiglia: sempre e soltanto un punto di riferimento?

 

Dovete insegnarci a difenderci da voi, genitori, parenti e amici, perchè per gli estranei c'è l'istinto di

diffidenza congenito in noi, e, se proprio qualcuno è così ingenuo da affidare la sua vita nelle mani del

primo che passa, allora è solo a se stesso che deve addossare la colpa di episodi spiacevoli. Ma chi ci

ha mai insegnato a difenderci da voi?

Non saremo mai la sicuro fin quando non capiremo che la vita è troppo importante per essere affidata

all'arbitrio di una persona che non sia il nostro io.( Lara Cardella)

 E ripensavo a quando il mio mondo era confinato tutto lì e volevo solo spiccare il volo. Il mio chiodo fisso era andare via

e ogni giorno che passava prima che questo si realizzasse mi sembrava un'eternità. Mi prefiguravo il tempo in cui sarei stata

euforica e costruivo una scena con dovizia di particolari. Io non potevo vivere senza conoscere nuovi spazi, nuove persone: fino

ad allora l'avevo fatto solo attraverso i libri e sognavo il giorno in cui sarei sbocciata. Sarei stata uccisa dalla brina o sarei

cresciuta rigogliosa come un fiore, come un fiore in quello scorcio di campagna che ora mi dava un pizzico di nostalgia.

S.A.

 

Ho volutamente messo a confronto questi due brani: uno dell'autrice di " Volevo i pantaloni" : un libro di tanto tempo fa e uno scritto più di

recente da me. 

L'interrogativo che ne segue: la famiglia è un punto di riferimento o può anche diventare una gabbia tale da volersene disgiungere a tutti i

costi? Così è stato per me che ho forse vissuto il problema della generazione precedente coi suoi divieti. E poi in nome di che cosa?

Di una posizione da crearsi, di un puntare al matrimonio senza perdersi in sotrie da poco conto?

Oggi forse i temi sono diversi: c'è più libertà, ma sempre in sottofondo quella serie di aspettative di programmi che i genitori costruiscono sui

figli. Siamo noi che dobbiamo prendere in mano la nostra vita anche pagando con gli errori.    

Meditare aiuta?

E’ più forte la musica di una discoteca oppure il rumore dei pensieri?

Si può silenziare la mente tra i decibel martellanti, illudendosi per un momento di essere

leggeri e felici?

Quando la mente sembra correre all’impazzata su binari suoi, con pensieri non salutari,

c’è chi ricorre alle droghe, all’alcol, a un falso amore, a una notte in disco che si sfuma

nell’alba e nel sonno.

Mille modi per cercare di essere felici o per lo meno sereni. Non pensare a nulla.

C’è chi prova a osservare invece la mente, a prenderne le distanze, senza combattere

i pensieri, quasi accogliendoli per lasciarli andare come gocce di pioggia  che scivolano

da un tetto. Questo è meditare.