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 - autobiografia new age

Tra la vita mondana e l'io interiore

 

Tramite il racconto in gran parte autobiografico di questa giovane donna, ho voluto in realtà comunicare

al lettore il passaggio graduale da una vita edonistica dedicata al culto delle corpo, alle serate mondane

e all'estetica verso una dimensione più interiore ed introspettiva.

La faticosa ricerca di un equilibrio tra queste due parti. Non una contraddizione, ma l'acquisizione graduale

di una nuova coscienza.  

Domande mai risolte sulla vita

Certo non potevo dire di conoscerla bene perchè la vita è un intrigante e ostico mistero.

 C’è chi ringrazia Dio ogni mattina perché si sveglia; c’è chi è consapevole di essere vivo perché

saluta il sole e si immerge nel respiro che è una saluta il sole e si immerge nel respiro che è una

sorta di ponte con il Tutto.

Ma la vita comporta problemi e turbamenti. Soprattutto io mi domandavo perché inneggiare alla vita

ingabbiata in questo corpo, un corpo così fragile che basta una frattura per essere messo KO o un

banale virus per essere distrutto. Come si era scivolati dentro questo corpo? Era la scelta di un’anima

preesistente, era un vile inganno, era una tappa per perfezionarsi? Non dicevano questo anche gli gno

stici e gli orfici e altri ancora interrogandosi sulla nostra remota origine? Credere alla storiella del

dono del miracolo biologico di una vita che nasce? Ma se davvero questo corpo fosse stato un dono

non sarebbe dovuto essere “confezionato” secondo i gusti del destinatario: e cioè senza malattia né deterioramento?

 

 

 

 

 

 

L’unica cosa certa è che bisogna mettersi davanti ai

fatti senza tante speculazioni. Questo corpo è la nostra

temporanea dimora e noi siamo chiamati a dispiegare

le nostre forze, a scovarle per vivere al

meglio. Qualche premio, qualche paradiso sarebbe

venuto fuori senz’altro. E il paradiso avrebbe preso

forma già qui, almeno in parte, se fossi riuscita a

trovare pace ed equilibrio. Quindi basta con la folla

di pensieri e di dubbi. Non dovevo più né benedire

né maledire la vita. Dovevo solo lasciarmi trasportare

dalla corrente, abbandonarmi, senza resistenze

e cogliere ogni fonte di energia positiva, così da poterla

creare in me e in seguito riversarla sugli altri.

Avrei avuto ancora progetti ed esperienze da vivere

e persone da incontrare, ma senza accanimento.

Avrei abbracciato la vita così com’era. Forse avrei

abbracciato un nuovo compagno, ma l’avrei fatto

con una visione più matura. Non dovevo aggrapparmi

né cercare sostegno in nessuno, la forza la

dovevo creare in me, l’amore lo dovevo creare in

me e poi eventualmente li avrei donati.